Lanciata la campagna Step up!

La rete Europea contro la violenza alle donne WAVE e le associazioni europee che ne fanno parte lanciano la campagna

   Step up!

per i diritti delle donne che subiscono violenza

 e dei loro figli.

 

In Europa una donna su tre subisce violenza fisica o sessuale mentre gli Stati assicurano un limitato, e in alcuni Stati perfino inesistente, accesso ai Centri Antiviolenza. Ad oggi solo 15 su 46 stati europei hanno istituito un numero d’emergenza o una help line e mancano oltre 47 mila Centri Antiviolenza. La discriminazione è uno degli ostacoli più grandi per l’accesso delle donne ai Centri. Le minoranze etniche, le immigrate, le rifugiate, le donne prive di un titolo di soggiorno regolare, le donne diversamente abili, anziane e lesbiche sono le più discriminate. “Chiediamo alle autorità europee e ai governi nazionali di STEP UP! ovvero fare un passo nella giusta direzione e  assicurare gli investimenti necessari a combattere e prevenire la violenza contro le donne”(Rosa Logar, WAVE President).

Il Consiglio d’Europa raccomanda un centro antiviolenza ogni 10.000 persone e un centro d’emergenza ogni 50.000 abitanti (Racc Ue - Expert Meeting sulla violenza contro le donne – Finlandia 8-10 novembre 1999, sugli standard dei centri, quindi in Italia dovrebbero esserci 6.068 posti letto e invece ce ne sono solo 600. Le richieste di tante donne restano senza risposta, nonostante molte di esse siano a rischio di vita.

The WAVE Network e D.i.Re chiedono  all’Europa e al Governo italiano di riconoscere che i Centri Antiviolenza non sono servizi generici né luoghi qualunque. Ascoltare, accogliere, mettersi in relazione con altre donne che subiscono violenza è una pratica quotidiana, una metodologia basata sull’empowerment e sulla relazione tra donne, un percorso da fare insieme in un luogo di libertà. Nei Centri Antiviolenza le donne non sono mai considerate “vittime”, come accade invece nelle comunità per “mamme e bambini” di ispirazione religiosa che cercano di farsi largo in Italia, di accreditarsi presso le istituzioni e di sostituirsi ai Centri Antiviolenza nati dalla pratica femminista. Noi sappiamo che le donne hanno risorse, intelligenza, capacità che la violenza vuole distruggere, ma noi riteniamo che siano il fulcro del loro percorso e del nostro accompagnamento, così come la garanzia dell’anonimato e la tutela della privacy, da noi sempre garantite e che oggi sono minacciate da leggi regionali e pratiche di ordine pubblico. Ma non c’è possibilità  di autentica uscita dalla violenza senza il rispetto della scelte delle donne, il riconoscimento della loro dignità e la valorizzazione delle loro risorse.

 

Noi chiediamo

una mappatura dei Centri Antiviolenza sul territorio nazionale sulla base di riconoscimento esplicito della natura, degli obiettivi e della pratica politica di questi luoghi.

che i centri Antiviolenza siano finanziati in modo stabile, con cifre adeguate, anno dopo anno, mettendo fine alla discrezionalità delle Regioni che lasciano molti Centri senza risorse.

che sia messa in atto una politica di prevenzione: educazione fin dalle scuole dell’obbligo, informazione, campagne culturali, impegno in prima persona della televisione pubblica, dei media, dei leader politici e degli intellettuali.

 

La violenza contro le donne resta la più diffusa violazione di diritti umani e può essere fatale. Si stima che nel 2012 i femminicidi compiuti da un membro della famiglia o dal partner sono stati il 47 per cento degli omicidi in Europa. Questa violenza viene condannata ufficialmente ma in realtà tacitamente viene tollerata, e le donne subiscono violenza ripetutamente. I costi di questa violenza  riguardano tutti noi, la violenza contro le donne ha un forte impatto sulla indipendenza economica delle donne, un’enorme ripercussione sull’economia mondiale.

Noi invitamo le imprese e la filantropia italiana a fare investimenti per sostenere i Centri Antiviolenza.

 

Noi invitiamo tutte tutti, ciascuna e ciascuno di voi a partecipare alla Campagna STEP UP! 

 


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